Ci sono progetti che sogno per mesi prima di realizzarli; altri invece nascono da vere e proprie folgorazioni improvvise.
E poi ci sono i gioielli su commissione, che non sempre rientrano nelle mie corde e che, anzi, spesso mi mettono un po’ in difficoltà.
Questo anello ispirato al Duomo di Milano nasce proprio così: non da un amore dichiarato per l’architettura, ma da una richiesta precisa e da una sfida personale.
E quanto mi piace mettermi alla prova!
Di solito, nei miei gioielli racconto forme organiche e irregolari, ispirate alla natura, non necessariamente precise al millimetro.
Qui invece mi sono confrontata con un monumento storico, riconoscibile, universalmente noto.
Il simbolo per eccellenza della mia città.
Un ritmo preciso e armonico di pieni e vuoti, pilastri, guglie, portoni e finestroni.
Che responsabilità “ricrearlo” per un pubblico così ampio.
E che paura di non essere all’altezza!
Quando ho iniziato a pensare all’anello Duomo mi sono resa conto che non mi sarebbe stato possibile replicarlo nei minimi dettagli, come fosse una fotografia, ma che avrei dovuto interpretarlo.
Non descriverlo nei dettagli, ma farlo percepire.
Mi girava nella mente un’unica immagine da cui partire: il quadro della Cattedrale di Rouen di Monet.
In questo dipinto la chiesa è riconoscibile, ma non raccontata nei dettagli.
Non c’è la precisione del contorno: c’è la luce, c’è l’impressione.
Nel mio anello il Duomo c’è, si intuisce, ma non è descritto. È evocato.
Ho chiesto consiglio alle mie insegnanti della Scuola Orafa Ambrosiana su quale tecnica fosse meglio utilizzare. Ognuna mi ha dato un suggerimento diverso secondo le loro inclinazioni.
Ho dovuto quindi trovare la mia strada, da sola.
Mi ci sono vuole moltissime ore di lavoro e quattro diversi prototipi per capire quale fosse la strada giusta per la realizzazione tecnica.
I gesti, per quanto lenti e attenti, non sono mai del tutto controllati o precisi:
non descrivono, ma danno un’impressione.
Ho chiesto al mio committente perché avesse preferito la mia proposta rispetto ad un anello realizzato con stampa 3D.
Mi ha risposto che il lavoro artigianale ha “tutto un altro sapore”.
Come tra pittura e fotografia, non si tratta di stabilire cosa sia meglio,
ma di capire quale linguaggio si preferisce per raccontare lo stesso soggetto.
Quando, a fine marzo dell’anno scorso, mi è stato chiesto se me la sentissi di realizzare un anello a forma di Duomo di Milano il primo pensiero è stato:
“mamma mia, chissà quanto tempo ci metterò”.
Non ho mai messo in dubbio che ce l’avrei fatta.
Mi chiedevo solo quanto ci avrei messo.
Ho realizzato quattro prototipi diversi, utilizzando quattro tecniche di modellazione della cera, prima di trovare la soluzione definitiva.
Con i miei tempi e le mie ansie.
Ma alla fine ce l’ho fatta.
È anche questo che ho sempre cercato di insegnare alle mie figlie:
se c’è la volontà di fare qualcosa, si potrà sbagliare, si farà fatica, ci vorrà tempo…
ma si arriverà alla meta.
Questo anello è nato così.
Non è un semplice souvenir per le Olimpiadi, ma il mio personale modo di dirti "guarda quanta meraviglia".
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Scrivo quando ho qualcosa di vero da dire:
di mani, di tempo, di lavoro artigianale e di quello che c’è dietro.